1979, R.Facchinetti - V.Negrini, Ed. Suvini Zerboni/Discorso




L'album Viva

 

 

 

 

 

 

Primo singolo tratto dall'album "Viva", entra in classifica al n.6 il 14 luglio 1979. Pur non raggiungendo mai il n.1, quell'estate appannaggio di Alan Sorrenti ('Tu sei l'unica donna per me') e Umberto Tozzi ('Gloria'), esce dalla top ten solo il 13 ottobre, dopo ben tre mesi.

Si tratta di un brano che fonde una frase melodica particolarmente felice, utilizzata sia come introduzione che come ritornello, con una strofa molto incalzante e "disco". Proprio come i Kiss di "I was made for lovin' you" e il Paul McCartney di "Goodnight tonight", i Pooh si cimentano con le cadenze danzerecce che impazzano in Italia (in classifica, nel luglio '79 ci sono anche 'Knock on wood' di Amii Stewart, 'Hot stuff' di Donna Summer, 'I will survive' di Gloria Gaynor).
"Eravamo nel periodo dance, in radio andavano forte tutti quei pezzi con la cassa in otto", ammette Roby Facchinetti. "Così anche noi sentivamo l'esigenza di fare qualcosa di diverso dal solito e seguire quella che era un po' l'onda del momento. 'Io sono vivo' è nata con questo spirito, e devo dire che sulle prime ha spiazzato molta gente, perché noi non avevamo ancora puntato così decisamente sulle nostre potenzialità ritmiche. Chiaramente a riascoltarla adesso non sembra niente di straordinario, ma bisogna pensare alla gente che era abituata a inquadrarci in un certo modo, compresi gli amanti storici dei Pooh che amavano le melodie piene, il pop sinfonico con l'orchestra eccetera… Devo dire che in parte fummo spiazzati anche noi dal successo di questo pezzo, grazie al quale molta gente che prima non ci ascoltava cominciò ad avvicinarsi alla nostra musica. Voleva essere un mezzo divertimento, un esperimento con quella che era la tendenza del momento, e invece ha avuto un successo straordinario. Tra l'altro, a parte la base stile 'disco-music' c'era una spruzzata di rock, con il riff all'unisono di chitarra e basso insieme, per accentuare il senso ritmico; era una cosa che all'epoca andava molto".
Un'altra piccola rivoluzione, per i Pooh, era racchiusa nel testo; e in particolare nel'audace, fatidico passaggio: "Quando la mia donna gode, io sono vivo". "Eh, quello sì che era un terremoto - detto da noi, poi…" sorride Facchinetti. "Sinceramente, io e qualcun altro nel gruppo eravamo un po' incerti al riguardo. Io, poi, ho sempre la tendenza a dire 'Oddio, non sarà troppo esagerata questa cosa…', facendo impazzire il povero Valerio Negrini, che nello scrivere i testi si è sempre sentito in qualche modo condizionato quando si è trattato di osare, di azzardare qualcosina in più… Quella volta invece ci siamo fatti convincere e non ci siamo 'autocensurati'. E infatti non è successo assolutamente niente. Anzi, quella frase aiutò il pezzo a rimanere più facilmente impresso…".